lunedì 9 febbraio 2015

Letture di gennaio prima parte

Piccola premessa. Il proponimento del 2015 è quello di leggere ogni giorno una cinquantina di pagine di fumetti, meglio se si riesce a chiudere l'esperienza di un volumetto o un paio di comic book. A gennaio ce l'ho fatta, già a febbraio sono un po' in ritardo. La scelta dei fumetti è assolutamente random, qui non metterò delle vere e proprie recensioni, ma solo abbozzi nati durante la lettura. Visto che si sarà soprattutto roba vecchia si può parlare di "retrorecensioni"  

Bei tempi-Hellblazer

12-13-14 37-38-39 (vERTIGO before Lion)

Ho recuperato un po’ di episodi brevi e veri e propri fill in mai finiti nei paperback .
Sarà l’effetto nostalgia (ogni vignetta gronda anni 90!), ma mi sono piaciuti tantissimo. Il breve respiro delle trame fa emergere il personaggio nei suoi tratti tipici, le contraddizioni, il cinismo, lo sguardo dissacrante verso la magia e il soprannaturale e parecchi spunti sulle attualità di allora (le armi, le guerre dimenticate in Africa e Mediorientale). Constantine è stato per me uno specchio: il fratello maggiore nichilista da cui imparare come reagire alla scoperta di quanto in basso possono arrivare le persone. Impermeabile, Gauloises, risposte taglienti e qualche momento privato per autocommiserarsi. Ho rubato a John almeno due dei suoi quattro imperforabili scudi contro l'orrore.  
Mi mancano al massimo una decina di episodi mai letti sui 300 numeri di quella che è stata la testata più innovativa di quel periodo, la Harvard di un certo tipo di fumetto. Ogni volta che ne leggo uno provo quella sensazione dolceamara di chi scarta uno degli ultimi cioccolatino della scatola

In questi albi anche la conclusione della sfortunata gestione di Warren Ellis, chiusa in malo modo con la Vertigo (e con tutta la Dc) per aver bloccato la pubblicazione di Shoot, una storia che raccontava di un eccidio di una scuola in via di pubblicazione poco dopo il massacro di Columbine. A leggerla adesso è ancora una riflessione forte e originale di quel fenomeno (bellissima l’ultima vignetta), che dopo Columbine ha avuto molte repliche e quasi nessuna vera spiegazione o contromisura  



Peraltro Ellis è un profeta di sventura mica da poco, visto che nel 2001 il suo Autorithy si chiudeva con un bella veduta delle twin towers


Japan as usual

Silver Spoon 8- Detective Conan 48- Yukito 5- Yawara 9-  La crociata degli Innocenti 1-2-3- Eden 9- One Piece 71

Silver Spoon è il fumetto che più mi è piaciuto nel 2014, ora è un po’ appesantito, ma si fa ricordare con piacere (forse l’adattamento anime ha qualcosa in più).
One piece e Detective Conan ormai li leggo per pura inerzia anche se la creatività di Oda è impressionante nella sua testa c’è un universo infinito e con uno stile grafico senza paragoni, ha ridefinito il canone shonen e l’immaginario pop del ventunesimo secolo gli deve qualcosa 

Eden è un signor manga cyberpunk, ma condivide con il“padre” Ghost in the shell e tutte le grandi saghe del genere la difficoltà di regalare un senso di conclusione soddisfacente al lettore. Quando per migliaia di pagine si racconta di società complesse, disumanizzate e senza scopo, in cui i personaggi, anche i principali, sono pedine di un ingranaggio troppo grande, la narrazione stessa si frammenta in storie di comprimari che prendono il centro della scena e protagonista. Endo ha molte cose da dire e se la cava, ma della famiglia Ballard non sentiremo la mancanza

La crociata degli innocenti è arrivato nel mucchio praticamente per caso, un disegno dalla qualità incerta e una sceneggiatura che ricorda una discesa in bicicletta senza freni, sembra sempre sul punto di spaccarsi in mille pezzi ad ogni curva e sprofondare in un baratro di ridicolo, ma miracolosamente resta in piedi. E se diventa ridicolo magari migliora
 

Japan special
Verso una nobile morte e La vetta degli Dei 5

Verso una nobile morte racconta verità persino ovvie agli occhi di chi ha vissuto le atrocità della guerra. Prezioso nell’insegnarle anche a tutti noi più fortunati e, per questo, più stupidi. Non è un capolavoro, non è sofisticato e persino un po’ datato, ma indispensabile come l’acqua

Alpinismo e manga. Un binomio molto di moda (the climber, gaku, Ascension in francese), a pensarci è quasi ovvio: la forza visuale dei paesaggi, più le tematiche della sfida alla natura, ai propri limiti. Più tante storie già scritte di rivalità e grandissime amicizie sul filo della morte. A togliere gli ultimi dubbi ci pensa Taniguchi che mette a disposizione il suo “super-realismo” per adattare un romanzo molto giapponese. Personaggi intagliati nella roccia: samurai con una missione da portare a termine per realizzare se stessi, per onorare una passione, per ripagare un debito di amicizia. Non si ride neanche per sbaglio, si scalano vette e “principi etici” di purissimo granito.

Italiano medio
Alan Ford 5 Julia 191-192-193-194

La saga di Superciuk è quella che fece decollare il mito di Alan Ford (lo dice Max Bunker, io allora non ero ancora nato), ed in effetti, in una serie che sente il peso del tempo questo volume è veramente esilarante. C’è anche un insegnamento per i “nuovi poveri” di adesso: andatevi a vedere con quale leggerezza si riusciva a ridere della miseria negli anni '70, forse perché allora non era un stigma di sconfitta o la scusa per scaricare la propria rabbia su qualcun altro (i politici, gli immigrati, l’euro). Era più “mal comune mezzo gaudio” come il gruppo Tnt dimostra.  

Julia mi annoiava, ma non avevo il coraggio di ammetterlo nemmeno di fronte al mucchio di arretrati che “non trovavo” mai il tempo di leggerlo. Questa striscia invece è sopra la media: episodi autoconclusi simili ad un telefilm con storie coerenti e non troppo scontate. Mi sembra che Berardi e il suo team rendano meglio quando semplicemente "si dimenticano" dell'evoluzione dei personaggi e si concentrano sul plot, sui criminali e gli altri comprimari della storia mensile. Julia, Webb, Baxter e tutti gli altri saranno sempre gli stessi, noi lettori lo abbiamo capito e accettato, cerchiamo di andare avanti


Superautori
Una trilogia inglese- David Boring
(questa è la retrorecensione del mese: ho finito di leggere nel 2015 una collana di graphic novel uscita con l'Espresso nel 2006)
La ligne claire.... Potresti guardare una tavola per ore, chiudere il libro riaprire alla stessa tavola e scoprire qualcosa di nuovo. Floch è una gioia per gli occhi, ma i belgi riesco a digerirli a piccole dosi: un paio di Tintin l’anno per goderseli davvero ( magari rileggersi a distanza di tempo)

Ho adorato Ghost world, poi ho pensanto per anni che David Clowes avrebbe potuto fare di meglio. La verità è che lui aveva scritto David Boring e io l’avevo colpevolmente mancato. È arte nel senso migliore del termine: originale, provocatorio, inimitabile, ma al tempo stesso restituisce un particolare stato d’animo di quel periodo, rendendolo così irripetibile. L'avessi letto allora mi sarei accorto che era finito un decennio (il decennio della mia giovinezza). Leggendolo adesso ho scoperto che qualcuno lo ha raccontato come meritava
 

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