lunedì 30 marzo 2015

Chi sa....sa (di periferie e di mammut)

Leggo sull'Ansa e immagino che questo avrà delle conseguenze su un certo blog


ANSA/ A Roma nasce Museo Pleistocene, "periferie nuovi centri" Tre musei Comune aperti 7 giorni su 7. Garanzie su Estate Romana (ANSA) - ROMA, 30 MAR - Si parte da una zanna d'elefante, rinvenuta nel 1981 durante alcuni lavori nella zona di Rebibbia, e si arriva all'apertura di uno spazio espositivo e didattico dedicato al Pleistocene. Questa la storia del nuovo museo di Casal dè Pazzi inaugurato oggi nella periferia romana. Ad 'aprire' simbolicamente lo spazio è stato il sindaco Ignazio Marino che, insieme all'assessore alla Cultura Giovanna Marinelli, ha annunciato un altra novità: da oggi Musei Capitolini, Ara Pacis e Mercati di Traiano saranno aperti sette giorni su sette, senza chiudere il lunedì.
Il ritrovamento della zanna diede il via ad un'indagine archeologica su un'area di oltre 1.200 metri quadrati che portò alla luce il tratto di un antico alveo fluviale. Oltre 2000 i fossili animali scoperti: il sito risale a circa 200.000 anni fa. "Si tratta del secondo museo scientifico che si aggiunge a quello di zoologia - ha spiega Marinelli -. I piccoli musei gratuiti da sette diventano otto, spazi che ci stanno dando molte soddisfazioni". "Roma è tutta Roma. Per noi le periferie devono diventare nuove centralità e quindi avere un museo così importante dedicato al Pleistocene in un'area come Casal dè Pazzi è un momento e un punto di orgoglio", il commento del primo cittadino.


P.s. per i non romani (e anche per quelli di Roma nord non tanto pratici): Casal dei Pazzi è zona Rebibbia

giovedì 19 marzo 2015

Je suis Albuquerque


Se qualcuno viene accusato di aver "urtato la sensibilità" di una categoria indistinta di persone io automaticamente parteggio per l'urtatore, specie in quest'epoca in cui un poveretto con un account Twitter o Facebook diventa immediatamente bersaglio di una folla anonima di Troll e paladini del politicamente corretto. In queste situazioni non esiste dibattito, solo linciaggio.
A questo aggiungi la mia convinzione personale che un artista di fumetti deve poter dire sempre quello che vuole con il suo lavoro, perchè il suo lavoro ha un senso solo se va sul personale, altrimenti fa l'illustratore pubblicitario.
A questo aggiungi che l'editore per questioni di tornaconto ti molla al primo refolo di vento
A questo aggiungi che la copertina di Albuquerque mi piace ed un omaggio a un fumetto che vale sempre la pena ricordare.


C'è un però. Ho provato ad immaginare la scena in cui attorno ad un tavolo un gruppo di persone racconta il suo momento preferito di Batgirl, magari al pub, con il tasso alcolico sull'allegro andante e la battuta sullo stupido spinto. Poi arriva Albuquerque e dice: "Io quando penso a Batgirl, mi viene in mente Joker in Killing joke che le spara la denuda e poi le fa delle foto". Come minimo raffredderebbe l'atmosfera. Una parata di variant cover su joker che deve finere su una serie tardo adolescenziale come Batgirl è l'equivalente della birrata con amici.
In un mondo normale l'uscita fuori contesto di Rafael si sarebbe meritata una pacca sulle spalle e la richiesta di "farsi vedere da uno bravo". Oppure avremmo potuto avviare un dibattito sul fatto sul Joker diventa credibile solo quando è davvero un pericoloso pazzo criminale (vedi Heath Ledger)
o come in quella scena Alan Moore abbia ottenuto un risultato visto solo in Watchmen, cioé trasformare i supereroi in esseri umani in calzamaglia che fanno cose pericolossisime e stupide.
Come sapete è andata diversamente, per colpa del solito "circo mediatico"  

Succede sempre più spesso, segno dell'interesse esterno verso il mondo fumetto. Ora che Batman, Superman e tutti gli altri sono delle property da miliardi di dollari potenziali, nessun editor darà più a un nuovo Alan Moore il permesso di usare Batman per le sue "decostruzioni".
Ma cosa succede se il politically correct, le analisi di mercato, la paura di una cattiva stampa diventano predominanti?

La risposta è "Il nuovo costume di Wonder woman"
 E la soluzione non è una via di mezzo tra le due scelte "artistiche"

martedì 17 marzo 2015

L'eredità di Pratchett

Terry Pratchett era un grande scrittore di un genere erroneamente considerato minore. Non solo il fantasy (ormai sdoganato a suon di successi commerciali e trasposizioni cine-televisive) ma un fantasy ironico che si diverte a parodiare se stesso e la nostra realtà.
Era un grande scrittore nel senso più pieno nel termine. Dotato di uno stile preciso e al tempo stesso leggero, scorrevole e del tutto unico. Pratchett è accessibile a chiunque tra i 10 e i 90 anni. Scrivere è un po’ come guidare, tutti, dal vecchietto al pilota professionista fanno gli stessi movimenti per affrontare una curva: freno-frizione-scalo marcia- giro il volante- accelerazione e così via. Pratchett aveva ritmi da Formula Uno e non prendeva mai scorciatoie

Ci ha lasciato a 66 anni, di solito si dice “troppo presto”, ma in questo caso bisogna dire “nel momento sbagliato”. Perché in un'avventura del mondo disco o qualsiasi altro lavoro c’erano delle costanti: derideva l’autorità, specie se si schermava dietro la legittimazione di una verità costituita; raccontava quanto sia vuota una religione se diventa solo un’insieme di regole, prendeva in giro la credulità e la cattiveria che si cela dietro l’ignoranza della “folla”, la meschinità dei leader che pensano al proprio tornaconto, ma magnificava anche le comuni debolezza degli eroi, spesso al centro della scena molto per caso

La capacità di Pratchett era di raccontare ad un ragazzino quanto fosse importante pensare con la propria testa e di non accettare mai giudizi preconfenzionati o “tradizionali”. Ti consigliava di filtrare tutto con buon senso e un pizzico di scetticismo scientifico, insomma era un antidoto ad un mondo che diventa ogni giorno più fanatico

E non parlo solo di bandiere nere in Medioriente o comizianti nostrani che promettono di difendere “identità e radici” contro i barbari alle porte. Nella bolla virtuale dei nostri social (o blog sui fumetti ^__^) ci autoconvinciamo dell’infallibilità dei nostri giudizi e ci sentiamo oltraggiati da chi non lo riconosce o semplicemente ci ignora

Il vento spira in direzione esattamente contraria al suo umanesimo che non ammetteva discriminazioni, etichette e “verità rivelate”. Un vento a cui lui avrebbe opposto la sua vela d’ironia, mostrandoci quante cose meravigliose sa realizzare chi ha il coraggio di tenere il cervello acceso.

Continueremo a leggerti e rileggerti, ma ci mancherai lo stesso

venerdì 13 marzo 2015

Letture febbraio. Seconda parte

Superguai in famiglia
Superman earth one vol 1 dc comics

Non è semplice scrivere belle storie di Superman, anche i grandissimi fanno fatica a creare la giusta tensione quando al centro della scena c'é un personaggio potenzialmente onnipotente, risolto moralmente e con pochissimi nemici all'altezza. Ripartire da zero, come accetta di fare Straczynzski,  è un'ulteriore difficoltà specie se non ci si lancia in pesanti rivisitazioni e versioni alternative. Qui il miracolo lo fa l'amore per il personaggio che è profondo è ha radici antiche e personalissime come ha ammesso lo sceneggiatore in occasione del terzo volume. Non a caso questo primo arco narrativo lo mette a confronto con il lato oscuro della sua famiglia kriptoniana, che minaccia la speranza e l'aspettativa di un nuovo inizio rappresentata dalla Terra, da Metropolis e dal Daily Bugle.
E poi, notazione tutta personale, vedere Clark Kent arrivare in città, eccellere in ogni colloquio di lavoro e poi scegliere di diventare giornalista, semplicemente mi riscalda il cuore.

Cotto e mangiato
Chew vol 2

Se Saga e The walking dead monolizzano premi e classifiche di vendite, il terzo gradino del podio tra i titoli Image va senza dubbio a Chew, un fumetto che ha trasformato un'idea bizzarra, buona si  e no per una miniserie, in un originalissimo e coerente universo. Steve Chew è un “cibomante”, uno in grado di avere percezioni extrasensoriali, flashback e visioni legate a ciò che mangia. Usa questo potere per combattere il crimine e facendolo è costretto ad assaggiare cose realmente disgustose (sangue e merda, per essere molto pulp, sono già nella lista). Il cibo non è solo l'occasione per creare situazioni tipo “CSI andato a male”, ma è il perno su cui ruota un mondo più vasto e contorto pieno di complotti. Cosa è successo ai polli estinti e per questo diventati merce rarissima e prelibata? Perché i vampiri rapiscono i cuochi? Chew riuscirà a trovare una donna? E il governo tira le fila o combatte i cattivi?
E dopo un po' di pagine scopri che le vicende bislacche di Chew sono uno specchio - appena, appena deformato - di un mondo in cui i cuochi in Tv sono ormai più numerosi delle veline.

Piano (Bobby) Solo
Alan Ford 6

Nel mio appuntamento mensile con Alan Ford da segnalare il primo episodio, in cui Bunker e Magnus prendono in giro il clima golpista dell'epoca, in cui la paura dei colpi di Stato era concreta e palpabile (con il senno di poi, tra Gladio, organizzazioni terroristiche di sinistra e di destra, di gente al lavoro per prendere il potere ce n'era parecchia). La trovata di ridicolizzare queste “ombre nere” trasformandole in un gruppo di vecchietti nostalgici della guerra (civile americana) è al tempo stesso divertente e caustica, come la grande satira dovrebbe sempre essere.

Moore prima e dopo la cura
 
Miracleman 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10 (omnibus)
League of extradonary gentlemens Rose di Berlino (Bao)

Solo 4-5 anni fa leggere Miracleman (ex Marvelman) era come mettere le mani sul Necronomicon, un oscuro fumetto inglese che tutti conoscevano, ma che pochi avevano sfogliato e in cui un giovane Alan Moore aveva già mostrato tutte le formule necessarie ad un fumetto di supereroi “adulto e rivoluzionario”. Il tutto appena prima - e secondo molti meglio – di Watchmen e V for vendetta. Il divieto di ristampa imposto dalla Marvel e le vicissitudini delle case editrici che si erano avvicinate a Miracleman alimentavano la leggenda raccontata nei dettagli  da esperti e appassionati
I numeri originali sul mercato dei collezionisti costavano centinaia di dollari l'uno e così sottoscritto comprò a suo tempo un'edizione italiana di certo non autorizzata per un prezzo non indifferente (editore omnibus).
La riedizione Marvel (in italiano da Panini e inglese) mi ha spinto a recuperare quei due volumi dalla libreria, anche se la traduzione in alcuni tratti mostra tutta la sua "artigianalità".
Miracleman è effettivamente 20 anni avanti. O meglio, tutti i lavori più apprezzati dei vent'anni successivi hanno imboccato la stessa direzione di Alan Moore. C'è l'idea dell'eroe -stereotipo, icona irragiungibile, ma la tempo stesso disinterressata alle vicente umane (tipo DR.Manhattan), l'inquientante interrogativo del perché l'idea di un superuomo ci affascini tanto (forza, immotalità) e persino la critica l'ingenuo riflesso che ci fa sentire rassicurati dalla consapevolezza che armi umane del genere potrebbero essere in circolazione.
Moore ha analizzato, dissezionato celebrato e criticato tutta l'epopea superomistica tra l'82 e l'85. Direi che questo spiega perché ha quell'atteggiamento un po' di superiorità e disprezzo verso l'industria dei comics.
Anche se qualcosa dell'antico fuoco è rimasto, come dimostrano questi libretti su Loeg che quasi una volta l'anno il mago ci regala. Trame "normali" ma con l'evidente divertimento di creare sempre nuovi mondi, giocare con le citazioni letterarie, scrivere un dialogo illuminante e godersi i disegni spigolosissimi di O'Neill

Enter Negan
The walking dead 102-105 Image

Dopo lo shock per la morte del numero 100 del secondo personaggio più longevo dopo Rick, Kirkman ci regala il cattivo definitivo: Negan già nel cuore dei fan per il suo turpiloquio creativo (Un intero periodo coniugando 13  F+ck in un solo baloon e nessun altra parola) e le scelte sempre spiazzanti e violentissime. Visto che a marzo leggerò e vi racconterò della fine del nostro eroe rimando alla recensione del prossimo mese. Per chi non legge il fumetto in originale vi segnalo la particolarità della colonna delle lettere, spesso chiamata da Kirkman Hatebag, dove i lettori lo insultano per aver ucciso i loro beniamini, lo accusano di aver perso interesse e idee. Lui e l'editor rispondono per le rime, il risultato è esilarante.






lunedì 9 marzo 2015

Letture di febbraio - prima parte

Mese dal menu pesante, ma di livello altissimo: Alan Moore, Moebius , Oesterheld, Straczynski. A questi livelli si disimpegnano bene le due graphic novel inglesi della Bao, mentre qualcuno ci fa brutta figura come Bendis e Recchioni.

Robba buona
Nao di brown Glyn Dillon Bao
La gigantesca barba malvagia Stephen Collins Bao

Due graphic novel inglesi diversissime ed entrambe notevolissime. Nao di brown è stata concepita, scritta, disegnata e cesellata da Glyn Dillon ratello di Steve “the preacher” Dillon. Una storia molto “personale” senza essere autoreferenziale. Nao è una ragazza nippo inglese un po' disturbata che cerca nel buddismo e in uomini molto più grandi di lei le stampelle a cui appoggiarsi. Finirà “quasi” bene per lei e ottimamente per noi lettori a cui Dillon regala delle tavole di una bellezza e di una cura VERAMENTE fuori dal comune. Unico appunto la copertina, forse il disegno peggiore e meno suggestivo dell'intero volume. Non proprio il modo migliore per invogliare il lettore casuale all'acquisto, specie considerando che il successo di opere del genere si decide nelle librerie “normali”

La gigantesca barba malvagia di Stephen Collins è una storia più vista e lineare, il classico granello (in questo caso un pelo) che distrugge un sistema talmente perfetto da essere opprimente. Un eroe molto per caso che sacrificandosi libera un'intera società. Lo stile è a metà tra il surrealismo di primo novecento e l'animazione dell'est europa degli anni 50, l'uso della tavola però è molto originale e a tratti ipnotico. Metterli insieme è il miglior spot all'infinite potenzialità del media fumetto: quello che Dillon ottiene con le sfumature dei sui acquerelli, Collins lo raggiunge con una semplice matita nera a carboncino.

Robba buonissima
Absolute moebius  Panini

CInque volumi da sfogliare più che da leggere storie brevissime se non esistenti. la fantasia più sfrenata è l'unico ingrediente oltre ad una capacità tecnica di un pilastro del fumetto mondiale. Seppur nella loro brevità e tavole che spesso non vanno oltre il puro divertissement, si trovano personaggi diventati famosi come Arzach o il mitico “Fallico folle”.

Super Crossover
Unwritten 36-54 vertigo Dc comics
Fino al numero 49 non è una la parte migliore della saga sulla verità “non scritta” che si cela dentro tutte le storie. La vicenda si trascina un po' visto che il villain è stato affrontato e battuto. Tommy Tailor finisce in giro per gli inferni (cioé le varie versioni dell'aldilà scritte nella letteratura e nei miti) alla ricerca dell'amata Lizzie, ma tutto viene interrotto bruscamente per dar spazio al crossover con Fables (dal 49 appunto). Una versione molto dark (gioco di parole obbligato) della battaglia finale con il signore oscuro, in cui Biancaneve e i suoi cuccioli sono al fianco dei cattivi e Tommy torna il clone di Harry Potter parodiato dei primi numeri della serie
Mentre si avvicina alla conclusione la serie di Carey e Gross mostra tutto il suo nichilismo. La presa di coscienza della propria finitezza, mortalità e insignificanza di fronte all'infinito scorrere dell'universo e del tempo, portano l'uomo sull'orlo della disperazione. Miti, religioni, leggende e favole ci rassicurano, ma vanno ad alimentare anche un mostro, gli autori usano il nome biblico di Leviatano, che alla fine schiavizza l'umanità con le sue infinite regole e falsità nate dalle stesse storie.Tommy doveva essere l'eroe, l'arma in grado di uccidere il leviatano e liberare gli uomini. Ma una volta tornati soli e disperati, chi avrà la voglia considerarla una vittoria?

Triste Sequel
L'eternauta il ritorno 001

Il seguito meno noto e meno riuscito di una delle storie di fantascienza a fumetti più famose di tutti i tempi. Non mi permetto di commentare il lavoro di Oesthereld e Solano, peraltro l'edizione della 001 ha una ricchissima parte redazionale che racconta le vicissitudini dei due autori prima e durante la pubblicazione in Argentina nel 76. Compratelo e leggetelo se volete potervi chiamare in pubblico “appassionati di fumetto”. Sorprende un po' che questo “ritorno” sembri più vecchio del suo predecessore di vent'anni prima, potenza dei classici. Anche con tutti i suoi difetti l'Eternauta il ritorno stravince il confronto con l'80% dei fumetti fantascienza attuali. Di certo i due che seguono

L'impegno non basta
orfani 7-8 -9-10-11-12 Bonelli

Operazione non priva di pregi (i disegni almeno in gran parte dei numeri), ma tutt'altro che storica. La versione da edicola, la prima del tutto a colori per la Bonelli, non impressiona: carta e colori sembrano allo stesso livello delle versioni italiane dei comics di vent'anni fa (la Image adattata dalla Star o la Dc versione Play press per intenderci). L'effetto tanto “ordinario” mi ricorda quando la Fiat dei tempi bui lanciò la Stilo che doveva fare la concorrenza alla Golf. Servì solo a dimostrare che a Torino sapevano fare le utilitarie, ma niente che potesse aspirare al mercato medio-alto. Il confronto con i concorrenti è penalizzante, non è una consolazione che si tratti di materiale originale e tutto italiano, perché quegli stessi disegnatori coinvolti in Orfani come Gianfelice e Carnevale sul mercato americano vengono trattati (in termini di qualità delle produzioni) molto meglio
La trama si “tiene” seppur con qualche lentezza  riscattata da un buon finale, ma i dialoghi sono infarciti da una vagonata di cliché e frasi fatte presi in saldo da una svendita di film d'azione degli anni 80. Penso sia un effetto voluto, visto che Roberto Recchioni ha dimostrato altrove di saper scrivere molto meglio. Voluto, ma non per questo riuscito, anzi i personaggi sono inchiodati da questo stile ad un destino di macchiette prive di profondità psicologica.

Meglio il film
Guardians of the galaxy Marvel
Ho sempre considerato la fantascienza a fumetti americana un gradino sotto a quella manga, e molti  più in basso della letteratura di genere. Non essendo poi un grande Marvel fan non avevo mai visto questi personaggi. L'arrivo del film mi ha convinto a colmare questa lacuna, anche perché mamma marvel ha affidato ad un gruppo di artisti guidati da Bendis il compito di “mettere in pari” un paio di generazioni di lettori distratti. Tranquilli, ci si può godere il film senza curarsi delle puntate precedenti ( e probabilmente successive) della banda di avventurieri spaziali. Anzi la delusione  generata dai fumetti protrebbe rovinarvelo il film.